Colorate le vostre case. Non abbiate paura di sbilanciarvi con un azzurrino o un tenue verde quando rifate la facciata del palazzo o ristrutturate l'ufficio e il negozio. Non rassegnatevi alla monotonia dei grigi e dei beige che strozzano la luce e intristiscono gli occhi. Prima che Firenze divenisse capitale d'Italia, alla fine dell'800, sui muri del centro non mancavano i colori più vivi. Poi venne l'era del giallo, che imitava la pietra forte tipica degli edifici antichi: e la luce cedette lentamente il passo alla monotonia. «Ma nella storia architettonica della città non ci sono solo le infinite tonalità del beige che oggi abbondano sulle case: c'è la luce e ci sono i colori, eleganti e morbidi», spiega Giuseppe Centauro, docente di architettura e coordinatore del progetto «Firenze in colore», uno studio approfondito sulle cromie degli edifici del centro storico che ha riportato alla luce le 102 tonalità di colore (dal bordeaux al verde di Prato all'arancio laterizio) presenti sugli edifici fiorentini e che sarà presentato domani a Palazzo Vecchio. Questa ricerca sarà introdotta nel nuovo regolamento urbanistico (ad approvarlo sarà la prossima giunta) e diverrà una sorta di vademecum per chi realizza le nuove case o deve fare ristrutturazioni. Non vuol dire che potremo dipingere di azzurro elettrico o di viola le case: ma di fatto, se oggi è la commissione edilizia degli uffici urbanistica che valuta e approva i progetti dei privati e decide se un colore si può usare o no, con questa sorta di «piano del colore» ci saranno delle regole. «Non prescrizioni rigide ma una tavolozza in base alla quale basare i progetti», promette l'assessore all'urbanistica Gianni Biagi. Ovviamente saranno esclusi gli edifici e le aree storiche vincolate, dove qualsiasi modifica, compreso il colore, deve passare dalla Soprintendenza.