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CNAPPC
 

Dalla distruzione all'apertura della nuova sede

 

in: Focus 12/09

Testata:
 
 
Data:
 
 
Autore:
Pasquale Felicetti, consigliere CNAPPC
 
 
Quei lunghi secondi che, a partire dalle 3,32 del 6 aprile 2009, hanno portato dramma e distruzione alla città de L'Aquila, al suo hinterland e a parte dell'Abruzzo rappresentano un momento di non ritorno per le popolazioni colpite dall'evento sismico per molte questioni che riguardano il senso comune della vita: progettare il futuro economico e sociale, avere le necessarie garanzie di sicurezza dell'abitare, mantenere un rapporto con la propria storia e le proprie radici, profondamente legate ai luoghi e alla condivisione di valori collettivi.
Hanno rappresentato un momento da non dimenticare anche per tanti italiani che si sono stretti attorno al popolo abruzzese in uno straordinario moto di solidarietà. La comunità degli architetti, attraverso le proprie forme di rappresentanza, ha fatto la propria parte, contribuendo con grande partecipazione sin dalla prima fase dell'emergenza e mettendo a disposizione energie, professionalità e risorse economiche.
Il terremoto ha reso il centro storico de L'Aquila, esteso circa 180 ettari e ricco di edifici religiosi e civili di valore storico e architettonico di eccellenza, una città vuota, militarizzata, nella quale il rumore sordo del silenzio domina gli spazi abbandonati. Nel centro storico erano concentrate le attività economiche, circa cento studi professionali di architetti, la sede dell'Ordine. Il sisma ha distrutto tutto; locali, attrezzature, libri, gli strumenti del mestiere. Il primo pensiero del Consiglio Nazionale è stato quello di mettere l'Ordine de L'Aquila in condizione di operare per aiutare i colleghi, informarli, ricreare immediatamente la rete di relazioni necessarie per una popolazione ridotta nelle tendopoli o alloggiata negli alberghi della costa adriatica.
Il giorno dopo l'evento sismico presso l'Ordine di Pescara si teneva la prima riunione di coordinamento e si prendevano i primi contatti con il Dipartimento della Protezione Civile; si stabiliva la necessità di evitare azioni estemporanee e autonome rimandando a un livello istituzionale che investisse gli organi dello Stato, degli enti locali coinvolti e l'organizzazione degli Ordini, dal livello nazionale a quello territoriale. Si provvide a dotare la segreteria di un PC portatile e a recuperare i dati relativi agli iscritti. Nei giorni successivi veniva stabilito a L'Aquila il primo rapporto operativo con i tecnici della Protezione Civile. A quei giorni concitati e difficili è seguita da parte del Consiglio Nazionale una serie di azioni volte a costruire la rete organizzativa delle squadre di architetti che si sono prodigate per mesi nei sopralluoghi sul campo, con la fornitura di un container necessario a garantire uno spazio utile per i colleghi. Seguiva anche la decisione di attribuire all'Ordine de L'Aquila un contributo economico importante per la ricostituzione dell'Ordine stesso, oltre al lancio di una sottoscrizione in favore degli architetti aquilani.
Alla drammatica fase dell'emergenza sono seguiti momenti di riflessione e di dibattito in sedi nazionali e internazionali dai quali è emersa una nuova consapevolezza in merito alla necessità di convivere con i rischi connessi all'uso del territorio, alla inadeguatezza di gran parte del patrimonio edilizio esistente, alla necessità di promuovere una stagione di profondo rinnovamento delle politiche del costruire coniugando sostenibilità, innovazione tecnologica e sviluppo nel rispetto della vulnerabilità del territorio. Il 30 ottobre scorso è stata inaugurata la nuova sede dell'Ordine che ha ospitato anche una seduta del Consiglio Nazionale. È un segno di rinascita.
 
 
 
 
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