Una
lettera aperta al presidente del Consiglio
. Per spiegare
che il Paese non può permettersi solo di rispondere alle emergenze (anche se in
modo «solerte e ben organizzato») ma che è indispensabile «una riforma
urbanistica» perché la «sicurezza dell'abitare è un diritto dei cittadini».
L'hanno scritta ieri gli architetti italiani. «Nel nostro
Paese ci sono 120 milioni di vani- spiega Massimo Gallione, presidente del
Consiglio nazionale degli architetti -: 30 milioni nei centri storici,
abitazioni che non sono in grado di affrontare emergenze sismiche e 90 milioni
costruiti nel dopoguerra, di cui il 45%, in zone a medio-alto rischio
idrogeologico e comunque per la maggior parte, oltre il 90%, incapaci di
contenere i consumi energetici, case che consumano cioè da 3 a 6 volte il
massimo consentito». Per gli urbanisti è necessario una «sferzata consistente»
perché per «tre millenni siamo stati maestri di architettura, ma negli ultimi
50 anni abbiamo dimostrato di essere la peggior scuola».
(...)
«Il Paese non può più aspettare, altri come Giappone e
California stanno già rispondendo in modo esemplare alle fragilità del
territorio, in Italia ci sono le tecnologie, ci sono le competenze. Occorre
un'unità di intenti, politica e legislativa e uno sforzo economico del
governo».
E il piano-casa appena varato da Roma? «Una delusione, ci
auguravamo un provvedimento più coraggioso, invece si traduce nel peggior
intervento: ampliare una casa che ha problemi di sismicità magari sopraelevando
è pericoloso». E allora una lettera aperta per dire che gli architetti ci sono
e «vogliono essere in prima linea» per sostenere questo piano.
(...)