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Lavoro: architetti, con nuova norma partite Iva cresce disoccupazione

 
Testata:
Adnkronos
 
Data:
04-04-2012
 
 

Assoluta contrarieta' verso la norma della riforma del lavoro che "creerebbe gravissimi danni all'intera categoria professionale, sia in termini di disoccupazione che di marginalizzazione dal mercato". La ha ribadita il Consiglio Nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori aggiungendo che "in un quadro in cui a cinque anni dalla laurea 3 architetti su 4 sono professionisti autonomi, i numeri dimostrano che il fenomeno delle false partite iva tra gli iscritti all'albo e' marginale". Il Consiglio Nazionale si riferisce alla norma della riforma del mercato del lavoro che "intenderebbe includere gli iscritti agli Albi tra coloro che, ove lavorassero per oltre sei mesi per il 75% per un medesimo cliente, dovrebbero essere assunti come dipendenti. L'applicazione di questa norma creerebbe danni all'intera categoria. Gia' ora sta crescendo - continua il Consiglio Nazionale - la disoccupazione degli architetti che, secondo i dati Cresme, in tre anni e' piu' che raddoppiata". Il Consiglio ricorda che la struttura media degli studi di architettura italiani "si basa sulla cooperazione in team tra titolari e collaboratori con un approccio culturalmente assai distante dal rapporto datore di lavoro/dipendente".
Il Consiglio riporta poi i dati Almalaurea 2011: "Ad un anno dalla laurea hanno un rapporto professionale atipico ma comunque contrattualizzato, il 46,8% dei giovani architetti; questo dato scende al 15% cinque anni dopo la laurea, perche' la stragrande maggioranza ha a quel punto avviato una attivita' professionale stabile, oppure ha un contratto di lavoro subordinato. I rapporti non contrattualizzati ad un anno dalla laurea interessano il 14%, per scendere al 2% dopo cinque anni". Secondo gli architetti, dunque, "i numeri dimostrano che il fenomeno delle false partite iva tra gli iscritti all'albo e' marginale e un intervento come quello previsto dal ministro Fornero colpirebbe l'intera categoria quando solo una piccola parte degli iscritti e' vittima di trattamenti vessatori". Il Consiglio sottolinea che "combattere il fenomeno dei rapporti non contrattualizzati e' una priorita' ma esso va gestito non stravolgendo l'assetto della professione bensi' aumentando la vigilanza disciplinare sul fenomeno. Invitando, ad esempio, i colleghi a segnalare le situazioni vessatorie agli Ordini provinciali" conclude.


Il lancio dell'Agenzia AGI:

Architetti: a 5 anni da laurea 3 su 4 professionisti autonomi
Il Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori torna sul tema della norma che nel disegno di legge sulla riforma del lavoro, intenderebbe includere gli iscritti agli Albi tra coloro che, ove lavorassero per oltre sei mesi per il 75% per un medesimo cliente o utilizzandone le strutture e le attrezzature, dovrebbero essere assunti come dipendenti, ribadendone la sua assoluta contrarieta'. L'applicazione di questa norma, secondo gli architetti italiani, infatti, creerebbe gravissimi danni all'intera categoria professionale, sia in termini di disoccupazione che di marginalizzazione dal mercato. "Gia' ora sta crescendo - ricorda il Consiglio Nazionale - la disoccupazione degli architetti: infatti, secondo i dati Cresme, in tre anni e' piu' che raddoppiata, passando dal 7,4% del 2008 al 16% del 2010. La struttura media degli studi di architettura italiani - assai piccola, tra due e quattro addetti - riesce ancora a reggere, perche' si basa sulla cooperazione in team tra titolari e collaboratori con un approccio culturalmente assai distante dal rapporto datore di lavoro/dipendente. I rapporti non contrattualizzati ad un anno dalla laurea - fenomeno questo di grave malcostume - interessano il 14% dei laureati per scendere - fortunatamente - ad un fisiologico 2% dopo cinque anni. Tutto cio' in un quadro in cui a cinque anni dalla laurea 3 architetti su 4 sono professionisti autonomi e 1 su 4 dipendenti a tempo determinato".  I numeri dimostrano percio' ' che il fenomeno delle false partite iva tra gli iscritti all'albo e' marginale e un intervento come quello previsto dal ministro Fornero colpirebbe l'intera categoria quando solo il 2% degli iscritti e' vittima di trattamenti vessatori. Il Consiglio Nazionale degli Architetti ricorda poi che "i numeri dimostrano che la grave crisi del settore colpisce duro non solo nei redditi ma anche nell'occupazione; dimostrano anche che i primi cinque anni post laurea sono principalmente dedicati - per sei architetti su dieci - ad acquisire quell'esperienza che li porta a diventare liberi professionisti o dipendenti con una occupazione stabile". Combattere il fenomeno dei rapporti non contrattualizzati e' una priorita' del Consiglio Nazionale: esso va gestito non stravolgendo l'assetto della professione bensi' aumentando la vigilanza disciplinare sul fenomeno". "La risposta alla carenza di lavoro - ricorda infine il Consiglio Nazionale - non puo' venire che da politiche di rilancio dell'architettura con progetti come RIUSO, favorendo l'accesso ai concorsi e rimuovendo gli ostacoli burocratici al processo edilizio purche' consono alle norme. Viceversa un intervento che preveda una assunzione obbligatoria indurrebbe un forte aumento di architetti disoccupati, in particolare giovani e donne, gia' di per se stessi soggetti deboli".

 
 
 
 
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