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Germano Celant: "Il Novecento è stato il secolo dei media e non solo delle avanguardie pittoriche tradizionali"

 

L'arte del XX secolo vista attraverso quattrocento opere di duecento artisti

Testata:
la Repubblica
 
Data:
03-05-2007
 
 
Mambo è l'allegro acronimo del museo d'arte moderna di Bologna. Lascia la vecchia sede e apre al pubblico la nuova il 6 maggio, in quello che un tempo era il "Forno del pane" nella centrale via Don Minzoni. Per restaurare l'edificio, costruito all'inizio del Novecento, ci sono voluti dodici anni e quattordici milioni di euro. S'inaugura con una grande mostra curata da Germano Celant con Gianfranco Maraniello, che è il direttore dell'istituzione: ha per titolo Vertigo, un kolossal che tra dipinti, sculture, libri, installazioni, video, film, fotografie e presenta quattrocento opere realizzate da duecento artisti diversi. È un viaggio che parte nel XX secolo e arriva ai giorni nostri lungo il quale s'incontrano Futurismo e Suprematismo, Costruttivismo e Dadaismo, Neoplasticismo e Surrealismo: Giacomo Balla e André Breton, Marina Abramovic e Jim Dine, Salvator Dalì e Joseph Beuys, Laurie Anderson e Carl Andre, Andy Warhol e Luciano Fabro, Enzo Cucchi e Paul Klee, Marcel Duchamp e Roy Lichtenstein, Piero Manzoni e Yves Klein, Louise Bourgeois e Joseph Beuys, Anselm Kiefer e Bill Viola, Filippo Tommaso Marinetti e William Kentridge, Julian Schnabel e Cindy Sherman...
È un'esposizione che ha una tesi: le avanguardie hanno portato, anche inconsapevolmente, alla smaterializzazione dell'arte. E per dimostrarlo segue la strada tracciata da Duchamp e Warhol, come si può intuire fin dal titolo, Vertigo che evoca un celebre film di Alfred Hitchcock. Spiega Germano Celant: «Vertigo per far intuire l'esistenza della vertigine dei media, per partire da un linguaggio diverso da quello dell'arte, per far capire come i media stanno ormai trascinando la ricerca artistica contemporanea. E per questo verifichiamo se il Novecento è stato il secolo dei media e non solo delle avanguardie pittoriche tradizionali. Una vertigine interpretativa dunque per leggere in modo diverso l'ultimo secolo». (...)
 
 
 
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