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India. La rinascita delle arti dal post-modern all'eclettico

 

Viaggio nel paese che brucia velocemente i tempi

Testata:
la Repubblica
 
Data:
28-05-2007
 
Autore:
Achille Bonito Oliva
 
 
Qui tutti vanno, non si sa verso dove. Ma ci vanno tutti velocemente. Il traffico stereofonico, una molteplicità di direzioni individuali, con invito a suonare, horn please disegnato dietro ogni camion. Se il local wind della politica ha costretto New Delhi, Bombay, Calcutta, Bengalore e Madras a risciacquare i propri nomi nella lingua hindi ribattezzandosi Delhi, Mumbai, Kolkata, Varanasi e Chennai, Delhi è sempre più new. Grattacieli, distese arterie d'asfalto, boutique ed insegne, hotel e ristoranti confermano il trend di una città al galoppo nella finanza, tecnologia e cultura.
Tutti vanno velocemente. Per strada e via Internet. Automobili e computers. Tata e Bill Gates. L'India festeggia a Delhi il proprio spirito accogliente, la coesistenza di ogni differenza, old e international style con gandhiana flessibilità. Corto circuito tra Oriente e Occidente, più facile che per paesi limitrofi e mussulmani come il Pakistan. Qui tutto convive, arte, architettura, cinema, moda e design in uno spirito fortemente post-modern.
La Pop Art in un paese con un miliardo e trecento milioni di abitanti è nei manifesti del cinema all'apoteosi, gigantografie dipinte a mano. Un cinemascope risolto nel fermo-immagine di una inquadratura lussureggiante e acchiappasguardi. Finora cinema e musica sono stati il gran collante e comunicazione di massa per l'immaginario collettivo di un popolo che non ha ancora l'istruzione obbligatoria.
Se resta sempre viva la tradizione del Grand tour fra templi e rovine, qui a Delhi si vive un presente indicativo che mescola una antropologica attitudine all'astrazione, un desiderio di adesione a modelli globali e la memoria di una buona amministrazione anglosassone che si manifesta nel verde dilagante in beneducate aiuole nella città. Arte e architettura, design e moda non sono linguaggi di addobbo urbano, frutto invece di una ricerca di identità ormai approdata oltre la conferma puramente etnica. Facile per la moda coniugare tradizione e i motivi più trendy della fashion. Tarun Tahiliani ormai circola tra le passerelle internazionali contaminando decorazione, forte sentimento delle materie leggere e gusto per il dettaglio.
Pochi sanno che durante la dominazione inglese era interdetto agli indiani esercitare la professione di architetti, solo quella di ingegneri. Ora Balkrishna Doshi e Raj Rewal, emancipatisi da Kahn e Le Corbusier, usano linguaggi capaci di esercitare la tradizione e il nuovo. L'edificio per l'Istituto Nazionale di Immunologia di Rewal richiama la policromia delle antiche costruzioni di Delhi. Nel design avviene spesso una sinergia con la grafica e l'arte: Jiten Thukral e Sumir Tagra con le loro installazioni giocano sulla contaminazione tra oggetti quotidiani e pittura, grafica e colore.
Nell'ambito dell'arte contemporanea vera e propria Delhi produce sorprese ed allineamenti. Un sistema con tutti gli anelli di una catena scorrevole tra la Biennale di Delhi, Galleria Nazionale d'Arte Moderna, un rampante collezionismo e, naturalmente, gallerie private come "Nature Morte" (nome in italiano) e Sakshi. KHOJ svolge un programma di promozione e raccordo tra gli artisti del sub-continente indiano mediante il supporto di residenze. Il Centro Interdisciplinare Autonomous Sarai accoglie e stimola studi sulla cultura urbana e la ricerca sui nuovi media.
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