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Londra the queen

 

Dall'architettura alla moda, dalla narrativa all'arte, oggi i talenti fioriscono qui

Testata:
L'espresso
 
Data:
08-06-2007
 
Autore:
Alessandra Mammì
 
 
Manca solo uno slogan. Di quelli semplici ad effetto e già grafici tipo 'I love New York'. Invece 'I love London' non funziona e non solo per le allitterazioni. Londra oggi pretende di più che benevolo affetto: si candida a capitale della creatività del XXI secolo, vuole sganciarsi dalla vecchia Europa e segnarne l'immagine del futuro con ritrovata energia fisica, degna dei conquistati giochi olimpici del 2012. Il paragone a cui i londinesi puntano poi non è New York (cui loro son convinti di aver già tolto lo scettro), ma la Parigi del secolo scorso: quella di Picasso e di Coco Chanel, di Apollinaire e di Dalí e di tutti gli 'ismi' - cubismi, surrealismi, dadaismi - che hanno dato forma alla modernità.
Dunque manca uno slogan che racchiuda la profonda trasformazione di una storica metropoli che vuol diventare capitale della post o neo modernità (anche sui termini il dibattito è aperto), ma che al momento ha tante gru quante fermate dell'autobus, e che ha deciso di crescere di colpo come un adolescente. In altezza prima di tutto, decisa a battere i record con lo Shard di 309 metri, tutto acciaio e vetro: una scheggia sulle rive del Tamigi puntata contro il cielo. Sarà Renzo Piano a firmare questo edificio, il più alto d'Europa, progettato per la London Bridge Station. E non sarà di certo solo. Londra punta anche a un altro record: il numero di grattacieli, che nel 2015 saranno almeno una ventina di più. A cominciare da quell'altra scheggia in costruzione, la Broadgate Tower a Bishopgate, o the Pinnacle - basta la parola - di 288 metri, o ancora il grattacielo One, di 175 metri, a Blackfriars Road.
Tutti acciaio e vetro, ma tutti ecologicamente riscaldati e rinfrescati grazie a pannelli solari e venti naturalmente incanalati fra gli interstizi. Per non parlare dell'ampliamento della Modern Tate, firmato ancora una volta Herzog&De Meuron, o di quello del Victoria&Albert di Libeskind. E infine di piccoli gioielli da ingegneria architettonica come il Rolling Bridge di Paddington costruito da Thomas Heatherwick, architetto di soli 37 anni, figlio di un musicista e di una signora che non a caso disegna gioielli. Chiuso in una struttura ottagonale come una metallica lumaca, il Rolling Bridge si srotola magicamente sopra un piccolo canale ogni venerdì a mezzogiorno tra gli applausi dei visitatori, per poi riavvolgersi su se stesso come incantevole giocattolo.
(...)
 
 
 

 

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