Se lo stupore va in rovinaAnfiteatro Flavio «off limits»
Testata:
Corriere della Sera
Data:
12-07-2007
Autore:
Valerio Magrelli
Da sempre al centro dello stupore mondiale, il Colosseo continua a suscitare un'ammirazione planetaria, visto che il suo nome è appena comparso in una lista di meraviglie resa nota qualche giorno fa. Con la sua inconfondibile pianta ellittica, il monumento è infatti assurto a emblema della grandezza capitolina. Per i narratori stranieri dell'Ottocento, ad esempio, la sua mole costituì un'autentica ossessione. Così, il suo emiciclo suggerì ai fratelli Goncourt l'aspetto di una pista da ballo, mentre Nathaniel Hawthorne lo immaginò come un tremendo invaso, un imbuto capace di raccogliere in un grandioso lago sotterraneo tutto il sangue versato dai romani. Né fu da meno Paul Claudel, che volle paragonarlo a uno spaventoso muscolo concentrico, sorta di capolinea di tutte le strade della terra: «Cisterna, frantoio, bulbo oculare».
E oggi? Mentre qualche architetto non ha esitato a parlarne come del più grande spartitraffico esistente (suggestivo antesignano delle nostre amate rotonde stradali), altri vi scorgono invece nient'altro che un gigantesco salvadanaio. Il perché è presto detto: con i suoi quasi cinque milioni di visitatori l'anno, e un biglietto d'entrata al prezzo medio di dieci euro, l'edificio rappresenta una portentosa macchina per drenare soldi. (...) Il paradosso risulta impressionante: come è possibile trascurare il motore stesso del nostro turismo? Nell'attesa che venga creato all'interno un museo destinato a raccogliere i numerosi reperti della sua storia millenaria (dadi, lucerne, epigrafi, statue, armi, conchiglie, ossa di uomini e animali), c'è da augurarsi che si corra ai ripari, per evitare di trascinare in rovina la più famosa e la più redditizia fra le nostre rovinatissime rovine. |
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