«Sogno un'arte sociale», scriveva Victor Vasarely nel 1953 e la frase troneggia in una delle sale della mostra dedicata all'artista ungherese, francese d'adozione. La rassegna, dal titolo «Victor Vasarely. L'artista non ha che una scelta giusta: annullarsi come persona in favore della sua opera e offrirla con amore all'umanità astratta» apre domani alla Triennale Bovisa e si potrà visitare fino al 27 gennaio 2008. Curata da Andrea Busto e Cristiano Isnardi espone 108 tele, 5 arazzi, numerose tempere, disegni, immagini; in tutto oltre 150 opere che ripercorrono la carriera, la creatività, il rigore di un artista che negli anni '60 e '70 era una star. Le opere esposte provengono dalle maggiori collezioni pubbliche e private, molte di queste sono visibili in Italia per la prima volta. Non manca una parte documentaria degli archivi dell'artista che permette di comprendere meglio il suo processo creativo; inoltre numerose fotografie di Vasarely al lavoro e una ricca parte biografica permettono di conoscerlo come intellettuale e come uomo immerso nella sua quotidianità e nei suoi molteplici ruoli pubblici e privati. «La mostra nasce per celebrare il centenario dalla nascita, a dieci anni dalla morte - spiega Cristiano Isnardi, che ha anche progettato l'allestimento -. In Italia, una retrospettiva come questa non c'è mai stata, anche perché Vasarely è un pittore che va riscoperto. Non dimentichiamo che è stato l'inventore della optical art». La sua filosofia creativa prende il via dal «Quadrato nero su fondo bianco» di Malevic ma si ispira anche all'illusione percettiva dei trompe l'oeil. «Vasarely non era uno scienziato - continua Isnardi - però si interessava di matematica, di percezione visiva, di architettura, di fisica; insomma un curioso a tutto tondo».
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