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Studi, apertura al capitale

 

Indagine ItaliaOggi sulla proposta contenuta nella riforma delle professioni

Testata:
Italia Oggi
 
Data:
10-11-2007
 
Autore:
Gabriele Ventura
 
 
Ordini e studi professionali agli antipodi sul socio terzo di puro capitale. Per i primi il suo inserimento, soprattutto con una partecipazione di maggioranza, svilirebbe l'autonomia professionale dello studio. Per i secondi, al contrario, darebbe una spinta decisiva alla competitività sul mercato, soprattutto a livello internazionale, dove questa possibilità già esiste. Appare netta, quindi, la diversità di vedute tra ordini e addetti ai lavori sulla novità inserita nel progetto di legge di riforma delle professioni redatto dai due relatori di maggioranza della camera, Pierluigi Mantini e Giuseppe Chicchi. Possibilità che, però, il testo non concede alle società tra avvocati.
Gli ordini. Entrando nel dettaglio, il Consiglio nazionale forense ha accettato di buon grado l'esclusione della categoria. «Siamo assolutamente d'accordo», ha spiegato Giuseppe Bassu, consigliere del Cnf, «perché questa possibilità andrebbe a svilire l'autonomia del professionista». Sulla stessa linea i dottori commercialisti. «Non siamo contrari per partito preso», ha dichiarato il presidente Antonio Tamborrino, «a condizione che il socio non abbia la maggioranza e un'influenza dominante sullo studio». Anche per gli ingegneri vanno messi dei paletti ben precisi. «Consentiamo la partecipazione», ha detto Romeo La Pietra, consigliere del Cni, «purché sia contenuta al 25-30%. Il rischio evidente, infatti, è che la componente professionale venga appiattita dal capitale».
Per gli architetti, invece, il problema non sussiste. «Per quanto ci riguarda», ha spiegato il presidente Raffaele Sirica, «il socio terzo di capitale non è un problema. Anzi, ci sono diverse società tra professionisti con caratteristiche sempre più vicine al mondo imprenditoriale».
(...)
 
 
 

 

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