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L'anima triste della periferia senza centro

 
Testata:
Corriere della Sera
 
Data:
15-11-2007
 
Autore:
Guido Martinotti
 
 
Milano è una città monocentrica, che si è sviluppata in epoche successive con l'espansione di un nucleo centrale, prima romano e poi medievale. In questa espansione ha incorporato diverse comunità che stavano all'esterno delle maggiori porte, il burg di furmagiatt al Ticinese, il burg di scigulatt a Porta Volta, prima con l'annessione della fascia suburbana dei Corpi Santi e poi i comuni di Affori, Baggio, Chiaravalle, Crescenzago, Gorla-Precotto...
Le periferie erano luoghi abitati, in cui la nuova popolazione inurbata a seguito dell'espansione industriale si mescolava a quella locale entro una corona di nuclei tradizionali. Invece, con l'ultima grande espansione del dopo guerra, si introduce una importante novità: la diffusione dell'edilizia pubblica con la costruzione in pochi anni di grandi insediamenti in aree periferiche non ancora urbanizzate: qui, per i meccanismi di assegnazione, la popolazione tende a essere omogenea, tutta largamente immigrata, spesso dalle stesse aree, tutta più o meno dello stesso reddito, spesso dei più bassi.
E tutti più o meno con la stessa età: che con il passare degli anni significa invecchiamento. L'omogeneità non sempre garantisce la formazione di comunità, ma è quasi sempre una buona ricetta per la segregazione dei nuovi insediamenti dagli altri pezzi di città. Le nuove costruzioni sono prive di negozi, di luoghi di vita pubblica collettiva. L'unica forma di aggregazione presente è la parrocchia. Le periferie sono quindi prese in mezzo tra un centro che diventa sempre più punto solo geometrico, ma non centro di vita, e una nuova immensa fascia suburbana dove stanno le classi medie, i giovani coniugati con figli, le nuove abitazioni. Una nuova fascia dei Corpi Santi che a un certo punto qualcuno forse riuscirà a integrare nella vera Milano.

 
 
 
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