Abitazioni a costi contenuti, standard minimi assicurati, strutture semplici e regolari, edifici rigorosamente funzionali, nessuna concessione a status symbol e inutili estetismi ma grande attenzione agli spazi comuni destinati alle attività sociali e alla vita collettiva. È una progettazione dichiaratamente «di sinistra» quella che ha caratterizzato per quasi mezzo secolo l'attività del Collettivo di Architettura, lo studio fondato nel 1960 da Biagio Garzena e da un gruppo di neolaureati (tra questi Alberto Reale, Raffaele Radicioni, Fausto Amodei, Pier Giorgio Lucco Borlera, Adriano Amedei) che contestavano la cultura professionale dell'epoca.
Un'avventura dalle forti connotazioni politiche, richiamata fin dalla definizione di «collettivo» (mentre lo statuto originario accennava all'impegno per uno sviluppo della società «in senso socialista»), la cui testimonianza cartacea sarà ora conservata negli archivi del Politecnico: venerdì prossimo, con una piccola cerimonia nelle sale del Castello del Valentino, una selezione dei più significativi lavori del «Co-Ar» (nell'intera vita dello studio ne sono stati prodotti 1200-1300) sarà consegnata al Dipartimento di Progettazione che la utilizzerà per le attività di studio dell'ateneo.
(...)