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La direttiva qualifiche delude tutti

 

Ordini e associazioni esclusi dalla stesura delle piattaforme

Testata:
Italia Oggi
 
Data:
26-07-2007
 
Autore:
Gabriele Ventura
 
 
La direttiva qualifiche scontenta ordini e associazioni. Che, per una volta, su un punto sono d'accordo. L'esclusione dalla partecipazione alla stesura delle piattaforme comuni, ora saldamente in mano al Dipartimento per il coordinamento delle politiche comunitarie, è un passo indietro rispetto all'Europa. Poco importa agli ordini, infatti, che nel dlgs di recepimento della direttiva europea sul mutuo riconoscimento dei titoli professionali (n. 2005/36/Ce), ieri in pre consiglio dei ministri (e anticipato da ItaliaOggi di ieri), il riconoscimento delle libere associazioni, così come previsto nella bozza iniziale, sia stato cancellato.
La possibilità di poter proporre piattaforme comuni alla Commissione europea, senza per forze passare dal controllo statale, era una conquista molto più importante. Stesso discorso per le professioni non regolamentate. «Nel testo c'è una confusione totale», ha dichiarato il vice coordinatore del Cup, Roberto Orlandi (agrotecnici), «e soprattutto è in palese contrasto con la direttiva stessa. Le piattaforme, infatti, erano un modo per superare il controllo statale e avviare un sistema più efficace di interscambio professionale, di matrice europea. Il filtro dello stato già c'è nel riconoscimento di una data professione, metterne un altro inceppa tutto il meccanismo». «Insomma», ha continuato Orlandi, «mi sembra che si sia voluto dare un contentino senza risolvere nessun problema e anzi creandone altri. In ogni caso, sono convinto che se uscirà questo testo dal Consiglio dei ministri, prenderà delle sonore bastonate in parlamento».
(...)
Se quindi gli organismi di rappresentanza di ordini e associazioni annunciano battaglia, tra le singole categorie gli umori sono contrastanti. È nero, infatti, quello dei periti industriali, che avevano inviato due lettere al ministero della giustizia chiedendo modifiche ad alcuni punti del decreto. Che però non sono state fatte. «È stata accolta solo una delle nostre richieste», ha dichiarato il presidente Berardino Cantalini, «le altre no. Quindi non ci possiamo dire soddisfatti, ma semmai molto preoccupati. Non è stata cambiata la definizione di professione regolamentata, che non è quella stabilita dalle leggi vigenti. Non è stato inserito un allegato con un quadro di riferimento delle professioni, regolamentate e non, da collocare ai livelli di qualifica previsti dalla direttiva. E poi non sappiamo come identificare in un altro stato membro una categoria come quella del perito industriale, che non è traducibile. Insomma, il governo ha perso l'occasione per chiarire le cose».
(...)
 
 
 

 

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